Come scegliere il miglior isolante

Isolare la casa per vivere in un ambiente confortevole e risparmiare energia, ma come scegliere il miglior termoisolante ?

Purtroppo in Italia si continua a costruire in dispregio di tutti i criteri di efficienza energetica. A partire dalle fondamenta, per prevenire problemi di umidità da risalita capillare è indispensabile il “vuoto sanitario”. Vespaio aerato, igloo, bocchette di aerazione…possiamo discutere di platea calda,fredda o tiepida, ma sempre di platea dobbiamo parlare, perchè la coibentazione di un edificio inizia dalle fondamenta.

Prevenire le cause dei vari tipi di umidità (da risalita capillare, da infiltrazioni esterne, condensa superficiale, interstiziale, da sali igroscopici) è il primo isolante: qualsiasi materiale coibente, in presenza di umidità, perde dal 30 al 50% del suo potere isolante. In caso di ristrutturazione e/o riqualificazione, per risolvere questa tipologia di problemi, leggi l’articolo L’umidità mina le fondamenta della casa e la salute di chi la abita

Il secondo passo consiste nello studio accurato della stratigrafia delle strutture per assicurare l’equilibrio termo-igrometrico, la traspirabilità e l’isolamento acustico. Condizioni facilmente conseguibili con strutture realizzate in bioedilizia,  ma impegnative con strutture in cemento armato e muratura.

Caratteristiche dei materiali termoisolanti

Il primo fattore che contribuisce all’isolamento termico è lo spessore del materiale: ad uno spessore maggiore inevitabilmente corrisponde una maggiore coibentazione. Nei casi in cui è possibile sarebbe preferibile scegliere, indipendentemente dal materiale, spessori consistenti. Un’eccezione a questa regola è rappresentata da alcuni materiali innovativi derivati dalle nanotecnologie come l’aerogel, il vacunanex e il rasante termico riflettente anticondensazione

Il potere coibente dei materiali termoisolanti è connesso al valore della conducibilità termica (lambda λ); minore è il valore  λ , maggiore sarà il potere isolante  del materiale.

Un altro fattore da considerare è lo sfasamento termico (fi Φ) , ovvero la differenza di tempo che intercorre tra l’ora in cui si ha la massima temperatura all’esterno e l’ora in cui si ha la massima temperatura all’interno, e non deve essere inferiore alle 8/12 ore, in modo che il picco di calore esterno possa raggiungere l’interno dell’abitazione nelle ore serali quando l’aria si rinfresca. Tuttavia non in tutte le zone climatiche conviene optare per un materiale con queste caratteristiche in quanto in alcune zone (come quelle in pianura) le temperature estive si mantengono elevate anche di sera e non basterebbe aprire le finestre per raffrescare; di conseguenza in queste situazioni conviene puntare a limitare il calore che giunge all’interno.

Altro fattore importante da considerare è il potere traspirante del materiale, ovvero la resistenza alla diffusione del vapore (mu µ); come per la conduttività termica, tanto più piccolo è questo valore, tanto più il materiale è traspirante.

Un materiale traspirante migliora l’isolamento termico in quanto riduce la possibilità che si crei condensa; l’aria infatti in assenza di convezione è un buon isolante termico ma perderebbe queste sue proprietà in presenza di acqua liquida (condensa sul muro).

Infine, a parità di caratteristiche fondamentali, si potrebbe optare per coibenti atossici, durevoli ( ad esempio immuni da muffe o parassiti) e resistenti al fuoco.

 

 Tipologie di materiali

Possiamo suddividere i coibenti in tre macro gruppi: gli isolanti sintetici, quelli minerali e quelli vegetali. A seconda del tipo di coibente che si sceglie si potranno avere una serie di vantaggi e di specifiche applicazioni; ad esempio gli isolanti sintetici sono molto vantaggiosi, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista isolante perché hanno valori di λ molto bassi (λ < 0,038), però hanno un limitato potere igroscopico. Gli isolanti vegetali, come ad esempio il sughero, hanno invece valori di λ più alti (λ sui 0,040 – 0,043) e sono più costosi ma hanno un miglior sfasamento termico e una maggiore traspirabilità, oltre ad essere sostenibili e atossici. Ovviamente nello scegliere un tipo piuttosto che un altro è fondamentale considerare il contesto in cui si opera.

Ciò che è fondamentale è tenere sempre bene a mente che l’aria calda tende a disperdersi nei punti più freddi della casa, come i vani delle scale, gli scantinati, le finestre, i solai.
La dispersione aumenta in corrispondenza di tutte le superfici vetrate e del tetto: eliminandole o riducendole, si aumenta automaticamente l’efficienza energetica della casa, tagliando subito i costi sul combustibile o sull’energia per il riscaldamento.

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Abbiamo trascurato un coibente di origine animale come la lana di pecora che possiede ottime proprietà di conduttività termica (λ = 0,0339), oltre ad una buona capacità di assorbimento di vapore, così come la fibra di legno. Un materiale igroscopico si comporta come una spugna: assorbe l’umidità dell’aria per restituirla all’ambiente in un secondo momento, quando il tasso di umidità relativa si abbassa sotto i valori minimi. L’effetto spugna è un validissimo volano igrometrico in grado di smorzare le fluttuazioni accidentali di umidità, contribuendo così al benessere abitativo.

Ma tutto è relativo. Il polistirene, per esempio, ha una capacità di assorbimento sino al 50-60%, ma è tutt’altro che traspirante. Lo studio della stratigrafia consente di utilizzare i vari materiali in funzione delle condizioni climatiche specifiche facendo ricorso a membrane traspiranti, unitamente a freni vapore e alle barriere al vapore al fine di raggiungere un compromesso fra traspirabilità e idrorepellenza: è lo stesso concetto applicato ai capi di abbigliamento o alle calzature di ultima generazione. L’impiego di particolari prodotti permette di creare l’effetto di una membrana superficiale che protegge dalle infiltrazioni ma che si lascia attraversare dal vapore acqueo. La struttura del prodotto impermeabilizzante consente di ottenere un film a porosità controllata: le dimensioni dei pori sono tali da consentire la fuoriuscita del vapore ma non da lasciar entrare l’acqua in forma liquida, in quanto le molecole di liquido hanno una dimensione notevolmente maggiore di quelle di vapore.

Le funzioni svolte dalle membrane sopradette, siano esse traspiranti, freni vapore o barriere vapore, sono la possibilità di regolare la quantità di vapore acqueo che interessa la struttura, la protezione dal vento, dalla polvere e dagli insetti, la protezione dall’acqua proveniente dal manto di copertura, la riduzione dell’irraggiamento estivo.

Il freno vapore viene generalmente posto nella parte interna della struttura e rallenta il passaggio di vapore che nel periodo invernale viene trasportato dall’aria calda verso l’esterno e che potrebbe provocare il deterioramento dei materiali qualora essi restassero troppo a lungo intrisi. La guaina traspirante invece, viene posta nella parte esterna della struttura in quanto, oltre a resistere all’acqua piovana, facilita l’evaporazione dell’umidità che riesce ad oltrepassare il freno vapore e raggiungere la struttura. La barriera al vapore, diversamente dalle guaine precedenti, ostacola del tutto il passaggio del vapore.

Come potete constatare, non esiste un isolante principe che possa andar bene per tutte le situazioni, così come una casa costruita a Bolzano non sarà uguale ad una costruita a Cagliari. Lo studio dell’abbinamento dei vari materiali in una stratigrafia strutturale deve essere affidato a persone qualificate. Rimediare ai danni causati da scelte errate è sicuramente costoso e non sempre possibile.

Biocostruttori Riuniti

www.sardabioedil.com
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In collaborazione con Dicomed srls  e

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